PRIMA VOLKSWAGEN E POI LUFTHANSA: È LA FINE DELL’EFFICIENZA TEDESCA?

Sarà la storia a dire se si tratta di un momento ‘soltanto’ sfortunato per le grandi aziende tedesche oppure se, in qualche modo, il “sistema Germania” è entrato in crisi ed il Paese più popoloso d’Europa deve iniziare a rilassarsi meno sugli allori di un modello che da sempre della puntualità e della precisione ne ha fatto i propri punti cardine ben conosciuti in tutto il mondo.

Dopo lo scandalo delle emissioni inquinanti della Volkswagen infatti, adesso un altro vanto dell’efficienza tedesca rischia di entrare in un periodo di forti turbolenze: si tratta di Lufthansa, la compagnia area di bandiera della Germania, un’azienda che è simbolo stesso del Paese e che da decenni permette il collegamento con il resto del mondo non solo della stessa Germania ma anche dell’intera Europa, visto che Francoforte oltre ad essere il principale hub di Lufthansa è anche il principale aeroporto del vecchio continente in cui transitano ogni anno milioni di passeggeri che, dai paesi vicini, devono raggiungere mete intercontinentali.

Puntualità, precisione, massima assistenza ai passeggeri sia a terra che in volo, la compagnia di bandiera tedesca si è sempre contraddistinta proprio per quegli elementi di efficienza che rendono riconoscibile la Germania agli occhi del mondo; spesso quando in Europa (ma non solo) si fa riferimento alle differenze tra il sistema tedesco e quello italiano, si citano le peculiarità che hanno reso grande Lufthansa, da un lato, e contribuito alla débâcle di Alitalia negli anni scorsi.

Eppure, lo spauracchio della “fine” della nostra compagnia di bandiera aleggia in queste settimane anche negli uffici dell’azienda che ha sede presso lo scalo di Francoforte: scioperi su scioperi, voli cancellati, passeggeri infuriati, sindacati e lavoratori muro contro muro con i massimi dirigenti, una situazione quindi inedita per una delle principali aziende tedesche, la quale stride in maniera molto forte con l’immagine non solo di Lufthansa ma anche dell’intero sistema tedesco.

Certo, non si può dire che l’azienda sia prossima al fallimento e nemmeno  che sia realmente iniziata una sua parabola discendente visti gli utili del 2015 e del primo semestre 2016, ma è ben risaputo come nel mercato di oggi con il “brand” non si scherza: se gli aerei di Lufthansa restano a terra e negli schermi dell’aeroporto di Francoforte la scritta “Annuliert” è ogni giorno associata a sempre più numerosi voli, non solo la reputazione dell’azienda ma anche dell’intero “sistema Germania” ne uscirebbe con le ossa rotte e l’efficienza inossidabile del mondo del lavoro tedesco verrebbe messa in discussione.

Tutto è iniziato a scricchiolare già nel 2014, quando diversi rami del personale sia di terra che di volo della compagnia aerea tedesca sono entrati in sciopero per chiedere aumenti salariali e, al contempo, per protestare contro alcune mosse non decise di concerto con i sindacati e con le associazioni di categoria; già lì il “mito” della perfezione di Lufthansa ha iniziato a vacillare, poi nel 2015 l’incidente aereo che ha coinvolto il volo Barcellona – Düsseldorf della controllata GermanWings (che ha messo in evidenza una grave falla nella sicurezza e nella scelta del personale) ha assestato un colpo molto importante all’azienda tedesca, fino ad arrivare agli “strikes” di questo fine 2016 che si succedono di settimana in settimana e che mirano ad ottenere aumenti salariali, con i piloti assoluti protagonisti delle ultime astensioni da lavoro di questi giorni.

La situazione in Lufthansa potrebbe avere risvolti anche politici ed elettorali, in vista delle legislative del 2017 ed è un bel grattacapo per la Cancelliera Angela Merkel, che come ben si sa correrà per un quarto mandato; dopo la crisi sui migranti, la leader della CDU potrebbe scivolare e riceve molte critiche proprio sui danni d’immagine subiti dall’economia tedesca grazie agli scandali Volkswagen ed agli scioperi “dell’invincibile compagnia di bandiera, i quali si traducono anche in danni e perdite di posti di lavoro nell’economia reale direttamente imputabili all’operato dell’attuale capo di governo.

Frauke Petry, numero uno dell’AFD, ossia il partito euroscettico in grande ascesa nei sondaggi, incalza la Merkel anche sul terreno dell’immagine sbiadita della Germania e su un mito dell’affidabilità tedesca in forte discesa in tutto il mondo.

Intanto il CEO di Lufthansa, l’ex pilota Carsten Spohr, assieme agli altri vertici dell’azienda prova a correre ai ripari; da un lato, è corsa contro il tempo per ricucire lo strappo con i sindacati ed i rappresentanti dei piloti nelle trattative per gli aumenti salariali, dall’altro lato però dai piani alti della sede della compagnia tedesca si tende anche a minimizzare: in particolare, il ragionamento che i vertici di Lufthansa cercano di far ‘digerire’ a passeggeri, clienti e, in generale, a tutti coloro che mettono in discussione l’efficienza tedesca, è quello secondo cui, in un periodo di importante transizione del mercato nel trasporto civile, tra boom delle low cost e concorrenza spietata delle grandi compagnie arabe e mediorientali, è normale registrare turbolenze in seno alla principale azienda del settore in Europa.

Ad ogni modo però, se il termine di paragone tra Germania ed Italia deve continuare proprio ad essere la funzionalità di Lufthansa e della ‘vecchia’ Alitalia, la differenza tra Berlino e Roma non è mai stata così sottile.

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LA LUCARELLI ATTACCA PIERO PELÙ: “HA SFRUTTATO LA SUA DENUNCIA PER FARSI PUBBLICITÀ”

Selvaggia Lucarelli non ne perdona una e, anche in questo caso, non le è sfuggito un piccolo particolare legato al post-denuncia sollevato da PieroPelù nei giorni scorsi, riguardo al referendum.

Il cantante dei Litfiba, infatti, aveva postato alcune immagini su Facebookche dimostravano la ‘cancellabilità’ della matita utilizzata per il voto del referendum costituzionale. Il post è diventato immediatamente virale.

Come riporta Leggo, la bella Selvaggia ha fatto notare a tutti un dettaglio che a molti era sfuggito: “La sentitissima denuncia di Pierò Pelù che prima denuncia lo scandalo della matita cancellabile, poi vede che sta diventando virale e ci aggiunge l”hashtag col titolo del suo nuovo disco. #eutopia. Una questione ideologia proprio”.

Moltissimi i commenti e le condivisioni da parte dei suoi followers: c’è chi ha difeso e chi, invece ha condannato il gesto di Piero Pelù. Voi cosa ne pensate?

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CON LA FINE DEL GOVERNO RENZI È CRISI: MOLTE MANOVRE RISCHIANO DI SALTARE

Jobs Act, riforma della giustizia, legge sulla concorrenza e legalizzazione della cannabis sono solo alcune delle leggi che rischiano di schiantarsi davanti all’ipotesi di un nuovo governo o di elezioni anticipate.

Con la vittoria del “No”, la seconda parte del Jobs Act che riguarda la riforma del collocamento del pubblico impiego, lascia tale materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni e non diventa di esclusiva competenza statale come sarebbe stato se fosse passata la riforma costituzionale. Il nuovo assegno per aiutare i disoccupati a ricollocarsi verrà perciò deciso dalle singole giunte regionali mentre lo Stato conserverà un potere di intervento limitato.

Per quanto riguarda la riforma del processo penale, voluta dal Guardasigilli Andrea Orlando, che è stata già approvata alla Camera, ci sarà uno slittamento dopo le feste. Il ddl, che avrebbe dovuto iniziare il suo iter in Senato proprio domani, contiene al suo interno nuove regole per la prescrizione e per le intercettazioni ma prevede anche prevede pene maggiori per furti e rapine.

La legge sulla legalizzazione della cannabis, invece, dopo un breve passaggio nell’aula di Montecitorio, a ottobre è tornata in commissione dove rischia l’affossamento definitivo. A novembre Sinistra Italiana ha tentato di introdurre tale legge nella legge finanziaria del prossimo anno prevedendo di destinare le entrate aggiuntive alla ricostruzione post-terremoto, ma il voto congiunto di Pd e Lega ha bloccato tale proposta in commissione Bilancio della Camera.

Un’altra riforma cardine del governo Renzi è la legge Madia sulla riforma della pubblica amministrazione che è stata dichiarata incostituzionale il 24 novembre scorso e, ora, potrebbe non vedere mai la luce. Per evitare la pioggia di ricorsi il governo, in attesa di correggere in accordo con le Regioni, potrà revocare oppure sospendere l’applicazione il decreto attuativo contro gli assenteisti ma sembra difficile prendere una simile decisione con una crisi di governo in atto.

Altre leggi che rischiano di saltare sono quella che consente di dare ai propri figli il doppio cognome. Approvata alla Camera nel 2014, in questi due anni si è persa tra i meandri del Senato. Sono fermi a Palazzo Madama anche la legge sulla cittadinanza che avrebbe introdotto uno ‘ius soli temperato’ e il ddl sull’omofobia, sepolti nelle commissioni dagli emendamenti della Lega Nord. Una sorte simile toccherà anche al disegno di legge sul reato di tortura, sospeso a luglio a un passo dal voto finale di Palazzo Madama, dopo le richieste del centrodestra.

La legge sulla “Tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo“, approvata alla Camera a settembre, rischia di finire nel dimenticatoio a causa della farraginosità del testo. Il testo unico sul pubblico impiego non è stato ancora scritto anche se il Consiglio dei ministri ha tempo fino a febbraio per approvarlo. Il provvedimento punta a eliminare il posto fisso e gli scatti di anzianità dei dipendenti pubblici ma riguarda anche le norme che materialmente consentono il rinnovo del contratto degli statali.

Mancano anche le misure attuative della Banca d’Italia per portare a compimento la riforma delle banche popolari, varata nel gennaio 2015, che trasformerebbe tali banche in società per azioni. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso presentato dai soci di un istituto e ha chiamato la Corte Costituzionale a esprimersi sulla riforma, sospendendo l’applicazione della circolare di Bankitalia.

Per quanto riguarda il ddl sulla concorrenza va ricordato che il suo iter legislativo era stato sospeso ad aprile con le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi per lo scandalo “Tempa Rossa” e, attualmente, il provvedimento è fermo in commissione industria al Senato. Con il premier dimissionario si ferma anche il tavolo sul “Patto per Roma” che avrebbe portato 2 miliardi nelle casse indebitate del Campidoglio.

Non solo ma è destinato a “saltare” anche il piano dell’Anci sullaredistribuzione dei migranti tra i comuni che il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento immigrazione del Viminale, intendeva sbloccare dopo il referendum.

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BRANCO DI 5 UOMINI VIOLENTA UNA TURISTA: “TRA LORO ANCHE UNA GUIDA”…

Una turista americana è stata violentata da cinque uomini, tra cui una guida turistica, in un hotel di lusso nei pressi della centralissima zona di Connaught Place, a Nuova Delhi.

Lo ha riferito la polizia locale che ha avviato un’indagine per verificare il fatto, che sarebbe accaduto nel mese di aprile. La vittima, spiegano le autorità indiane, è tornata a casa senza presentare alcuna denuncia, ma successivamente si è rivolta a una Ong che ha denunciato lo stupro.

«Le nostre squadre sono al lavoro per arrestare gli imputati», ha detto il capo della polizia del distretto Jatin Narwal, senza fornire ulteriori dettagli. Secondo i rapporti dei media nazionali, la donna ha affermato che la sua guida le ha messo della droga in un drink e più tardi l’ha violentata con quattro amici nella camera d’albergo.

Come riporta Leggo, il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj ha assicurato che i colpevoli saranno consegnati alla giustizia.

Da quando nel 2012 una studentessa è morta in seguito a uno strupro di gruppo su un autobus, i casi di violenza sessuale sono al centro dell’attenzione pubblica in India. Tuttavia secondo gli attivisti poco gli attacchi contro le donne continuano senza sosta.

Nel mese di luglio, una turista israeliana di 25 anni è stato presumibilmente violentata in una macchina nel nord dell’India. Mentre l’anno scorso, cinque uomini sono stati condannati all’ergastolo per aver stuprato una turista danese a Delhi nel 2014.