MILANO, PAURA A CHINATOWN: UCCISO A COLPI DI PISTOLA IN UN APPARTAMENTO

Si spara a Chinatown. E si spara all’interno di un appartamento, dentro una casa. Due fatti inusuali, soprattutto il secondo: i cinesi si ammazzano spesso in strada o nei locali, lo hanno fatto di recente e nel passato.

Tuttavia, raggiungere un’abitazione privata, entrarvi per poi uccidere con un unico colpo di pistola un uomo dalla fedina penale immacolata, restringe il campo delle ipotesi, dei moventi, degli scenari criminali.

La vittima è un 32enne, sposato, senza figli. Ieri mattina alle 12.30 era in un appartamento al primo piano dello stabile di via Paolo Sarpi 25, dove abitano anche delle famiglie italiane ma quell’ambiente poco vissuto è risultato non essere la sua casa – come hanno ricostruito gli investigatori, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano, guidati dal tenente colonnello Michele Miulli – ma forse una sorta di uffici.

Dove lui stesso ha aperto la porta al suo assassino, forse non intuendone le intenzioni o scambiandolo per un’altra persona.

Il killer pare sia stato rapido e pulito: ha sparato un solo colpo (è stato trovato un bossolo) all’addome del 32enne colpendogli un organo vitale e poi se n’è andato.

Alle 13 nell’appartamento è arrivata la moglie della vittima e, notando il coniuge a terra sanguinante, ha iniziato a urlare, richiamando l’attenzione dei vicini che, a loro volta, hanno telefonato al 118.

Quando è arrivato il personale medico sul posto, però, era evidente che l’uomo era rimasto vittima di un agguato a colpi di arma da fuoco e le sue condizioni erano gravissime. È morto 15 minuti dopo l’arrivo all’ospedale Niguarda.

Un regolamento di conti? Sì, ma per quale ragione? Il morto era un usuraio, prestava i soldi «a strozzo» a cinesi e magari anche agli italiani?

Sì, perché le modalità dell’omicidio, così veloce, silente – nello stabile nessuno ha sentito lo sparo o del trambusto – e (finora) senza sbavature, non sembra appartenere agli «ammazzamenti» cinesi.

L’omicidio non ha nulla a che fare con il denaro? Si tratta di una questione privata? Gli investigatori dell’Arma si limitano a confermare quello che molti hanno pensato da subito e cioè che «non si tratta di un omicidio d’impeto». Per altre notizie i carabinieri rimandano a quando avranno svolto ulteriori accertamenti.

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