RAGAZZA INCINTA TROVATA MORTA A BOLOGNA, LA MADRE POSTA SU FB LA FOTO DEL CADAVERE R.I.P.

Madre pubblica la foto del cadavere della figlia su Facebook. Si tratta di Jenni Galloni, la ragazza di 25 anni di origini pugliesi, al quarto mese di gravidanza, trovata morta a Bologna in un appartamento della periferia, al quartiere Barca, dove viveva con studenti, lunedì scorso.

I motivi sono ancora da chiarire. La polizia indaga e per domani è stata disposta l’autopsia con esami tossicologici dal pm Stefano Orsi.

Il gesto estremo della madre è accompagnato da uno sfogo di rabbia nei confronti di chi avrebbe fatto del male e si sarebbe approfittato della ragazza.

“Dopo che ho visto gente di merda…scrivere di mia figlia – scrive la madre sulla pagina Facebook aperta in memoria della figlia – io ora voglio che VOI ve la ricordiate come purtroppo questa immagine non me la leverò mai dalla mente”.

“Ora – accusa – non la potete più toccare con le vostre sporche mani con le vostre false parole con i vostri plagi……non la potete più invitare a far festa ai rave….”.

E ancora: “Non potrete più fottergli i soldi che non avevate intenzione di restituirgli mai….se n’è andata sapendo dentro di se che eravate persone di merda e di merda resterete per sempre..”.

”Grazie del tatto che avete avuto con lei e che avete tuttora con certi post… – scrive – grazie Santino se non era per persone come te forse non avrebbe trovato la pace eterna… attenzione a tutti quelli che sanno in coscienza, di aver fatto più danno ke il resto nella sua vita, se ne hanno una di non scrivere mezza parola nella pagina di mia figlia!!!!!! grazie di avermela tolta veramente grazie!”.

La pagina Facebook è stata acquisita agli atti. Tante le condoglianze ma anche le reazioni scioccate per la scelta di postare la foto della ragazza morta.

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SFRATTATA A 92 ANNI: SERVONO I SOLDI PER PAGARE L’OSPIZIO ALLA SORELLA 90ENNE

Da quasi cinquant’anni vive in un appartamento a Trieste, dove ha convissuto con l’unico figlio e la sorella, proprietaria dell’immobile, che in realtà da 14 anni l’ha ceduto al nipote. Da quasi cinquant’anni abita in una casa che sente sua, sebbene prima appartenesse alla sorella e adesso al proprio figlio.

Come scrive LEGGO: Ma ora, a 92 anni, dovrà fare le valigie e andare in mezzo a una strada a causa della sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Trieste. E mica solo questo: dovrà pure corrispondere alla sorella, che da ex proprietaria adesso ha solo l’usufrutto della casa, due anni di affitto arretrati: ventimila euro che la donna, che percepisce un’esigua pensione,  non ha.

«Siamo di fronte a una giustizia sorda e cieca – dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, che segue il caso – anzi, a una giustizia forte coi deboli e debole con i forti. Come si può mettere in mezzo a una strada una donna di 92 anni solo per un cavillo burocratico?» 

Questa è la storia di due sorelle, molto legate tra loro, a tal punto da aver vissuto pressoché tutta la loro vita insieme, gli ultimi 45 anni nell’appartamento della minore delle due, a Trieste, che col marito dal 1968 ha ospitato anche la sorella maggiore, A.C. appunto, e suo figlio.

Le due sorelle compartecipavano alle spese e alla gestione dell’appartamento, poi, è venuto a mancare il marito della proprietaria e con gli anni il figlio della sorella si è costruito la propria famiglia e se n’è andato. Le due donne hanno continuato a condividere da sole l’appartamento.

Nel 2002, la sorella proprietaria ha donato la nuda proprietà della casa al nipote, mantenendo per sé l’usufrutto. Il tempo passa ancora e le sue condizioni di salute iniziano a peggiorare, a tal punto da richiedere assistenza continua e il suo ricovero, tre anni orsono, presso una casa di riposo.

Di lei si occupa un amministratore di sostegno, che a un certo punto si ritrova a dover affrontare un debito di 30mila euro per il mancato pagamento delle rate dell’ospizio: d’altronde, la donna ormai novantenne, con 600 euro di pensione al mese non riesce di certo a coprire l’intera cifra.

«Ed è stato a questo punto» prosegue l’avvocato Miraglia, «che l’amministratore di sostegno si è ricordato della casa donata al nipote, dentro cui continuava a vivere la sorella novantaduenne e ha presentato ricorso per ottenere da lei il pagamento di due anni di affitto, che ammontano a 20mila euro. Impensabile per la povera, anziana signora, poter pagare una cifra simile.

E poi perché? Se la casa è ormai del figlio, perché non può continuare ad abitarci come sua ospite? Dopo 45 anni, inoltre, ha acquisito il diritto reale di abitazione». La richiesta è stata accolta dal giudice della Sezione Civile del Tribunale di Trieste, che ha condannato l’anziana a pagare ventimila euro alla sorella ricoverata in casa di riposo e a sgomberare l’appartamento entro il prossimo marzo.

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TERRORISMO, L’ITALIA RINUNCIA ALL’ESTRADIZIONE DEL MULLAH KREKAR, IL SUO AVVOCATO GONGOLA: “una vittoria del diritto” (Ma va là!)

L’Italia a rinunciato a processare il mullah Krekar, l’estremista sunnita di origini curde ritenuto a capo di una rete terroristica jiadhista.

Il Ministero della Giustizia italiano ha infatti ritirato la richiesta di estradizione di Najmuddin Faraj Ahmad, in Norvegia dal 1991. Ora che però la Corte suprema di Oslo ha dato il suo ok, il tribunale ha rivelato una lettera con cui l’Italia rinuncia a far tornare il mullah perché venga processato.

Il mullah Krekar, 60 anni, è la guida del gruppo integralista Ansar al-Islam ed è ritenuto responsabile di aver diretto una rete terroristica che progettava attentati in Europa e in Medio Oriente. Vive in Norvegia come rifugiato dal 1991 ed era accusato dalle autorità italiane di essere la mente di cellule radicali collegate all’Isis. Il mullah si è sempre difeso sostenendo che il suo unico scopo era quello di dare vita a un partito politico per operare nel Kurdistan iracheno.

Krekar era stato arrestato nel novembre del 2015 in Norvegia, a seguito di un’indagine dei carabinieri del Ros seguita da un blitz per smantellare un’organizzazione composta da 16 curdi e un kosovaro, radicata in diversi Paesi europei. Secondo gli investigatori italiani, Krekar attivo nel reclutamento di volontari era il “capo assoluto” dell’organizzazione, la cui cellula più importante operava a Merano.

In Norvegia aveva minacciato di morte il premier conservatore, Erna Solberg. Il suo avvocato, Brynjar Meling, ha salutato la decisione e la prossima liberazione di Krekar come “una vittoria del diritto”: “Si tratta di una sconfitta per quanti intendevano nascondere una espulsione dietro una domanda di estradizione”.

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MALDIVE? ACQUA POTABILE DAL MARE GRAZIE A UNA RICERCA ITALIANA

Le Maldive sono senza dubbio un paradiso turistico, ma in alcune aree dell’arcipelago è complicato disporre di acqua pulita e soprattutto potabile.

Per questo motivo un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca ha dato vita a un progetto che, entro marzo 2017, installerà un dissalatore a Magoodhoo, sull’atollo di Faafu.

“Si tratta di una sorta di casa dell’acqua pubblica” che ricaverà risorse idriche purificando l’acqua di mare, spiega l’ateneo.

Il progetto di ricerca “consentirà di fornire acqua pulita agli abitanti dell’isola e al Marhe Center (il centro di ricerca e formazione dell’Università di Milano-Bicocca alle Maldive), il centro di ricerca universitario presente sull’isolotto”, osservano gli studiosi.

L’obiettivo principale è quello di “evitare che i maldiviani contraggano malattie legate alle acque contaminate”.

Una tecnologia tutta “verde” – L’impianto sarà alimentato da energia rinnovabile grazie a una serie di pannelli solari.

Tale sistema renderà Magoodhoo indipendente dalle altre isole per l’approvvigionamento idrico.

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