GLI IDIOTI DEL GIORNO, SI FANNO UN SELFIE DOPO LA RAPINA: ARRESTATI

È stato il doppio taglio dei capelli a permettere alla Polizia di Stato di rintracciare i due giovani nel rione Monti: avevano appena rubato lo smartphone ad un ragazzo.

La vittima del furto, mentre mandava un sms passeggiando per via Baccina, è stato avvicinato da due ventenni che gli chiedevano “da accendere”; quando si è distratto per cercare l’accendino, gli hanno sfilato il cellulare per poi fuggire. Il derubato ha provato a bloccare almeno uno dei due, che ha reagito sferrandogli un pugno alla gola. I due si sono definitivamente allontanati ed alla vittima non è rimasto che rivolgersi alla Polizia di Stato.

Gli agenti del commissariato Trevi, presso il quale è stata sporta la denuncia, hanno diramato le descrizioni alle pattuglie sul territorio e, dopo pochi minuti, un equipaggio ha notato due ragazzi, entrambi con i capelli “a doppio taglio” -così come descritti in denuncia- che andavano a piedi verso la stazione Termini giocando con un telefonino.

I poliziotti notavano fin da subito che il cellulare con cui stavano giocando era dello stesso modello di quello rubato. La conferma è venuta, oltre dal numero seriale, anche dalle foto memorizzate, tra le quali gli investigatori hanno trovato un selfie che i due si erano fatti subito dopo la rapina. I.A.S.D. e P.L., queste le iniziali dei due ventenni, il primo originario della Romania, l’altro nato e cresciuto nella capitale, sono stati condotti in commissariato; al termine degli accertamenti sulle loro identità, è emerso che I.A.S.D. era sottoposto ad una misura cautelare e non poteva allontanarsi dal comune di Fiumicino.

Entrambi sono stati arrestati con l’accusa di rapina in concorso; il cellulare è stato riconsegnato alla vittima che nel frattempo era al pronto soccorso per farsi medicare.

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LA GUERRA DEGLI OLI COMINCIA 30 ANNI FA, E LA SALUTE NON CENTRA NIENTE

Tutto inizia negli anni ’80 con una guerra commerciale che valeva, e vale tuttora, miliardi di dollari: da una parte l’olio di colza e quello di soia; dall’altra gli oli tropicali estratti dalla palma e dal cocco.

La Tropical Grease Campaign fu nient’altro che il tentativo delle lobby americane dei semi di soia di bloccare sul nascere la diffusione della palma. Un olio meno costoso e dai rendimenti migliori, visto che è inodore e incolore e grazie all’alto contenuto di grassi saturi è perfetto per mantenere morbide merendine e pasticcini.

A far scattare la campagna denigratoria fu l’American Soybean Association (Asa) che accusò l’olio di palma di provocare ogni sorta di malanno: dalle malattie cardiovascolari al cancro. In realtà alle spalle c’era di tutto tranne che un dibattito scientifico serio.

Guarda caso a presentare una legge anti-olio di palma furono i politici dei due Stati produttori di soia: Kansas e lo Iowa. Solo nel 1989 i contendenti deposero le armi. Ma era un armistizio destinato a essere rotto velocemente. Infatti, pochi anni dopo in Europa, per motivi sia ambientali sia di salute, il tema tornò d’attualità.

A riaccendere la miccia fu la Francia, grande produttore di olio di colza. Anche questo un concorrente della palma. Nel 2015 Ségolène Royal, allora ministro dell’Ecologia, accusò la Ferrero di aver favorito il disboscamento del pianeta producendo Nutella con olio di palma.

Poi fu costretta a fare marcia indietro, ma la sparata acutizzò la tensione di per sé già elevata dopo la decisione dell’Ue di obbligare le aziende alimentari a scrivere sull’etichetta le specifiche degli ingredienti dei loro prodotti. Da un giorno all’altro i consumatori scoprirono quanto olio di palma si nascondesse in muffin e crostate confezionate.

E così scattò una tale isteria di massa da far raccogliere 175mila firme per boicottarlo. Stessa storia e stesse accuse: «È cancerogeno», «provoca obesità», «favorisce problemi cardiovascolari» e via dicendo.

A incendiare i rivoltosi ci pensò una ricerca scientifica dell’Università di Bari secondo cui ci sarebbe un legame tra la palma e il diabete. Apriti cielo. Peccato che lo stesso team di scienziati fu costretto ad ammettere che i dettagli dello studio «erano scorretti».

Ma ormai il danno era fatto: il M5S cavalcò l’onda presentando mozioni e proposte di legge per far mettere nero su bianco che «nuoce alla salute». Ma si tratta di una bugia, visto che non ci sono riscontri scientifici che ne dimostrino la nocività.

L’Istituto Superiore di Sanità ha dichiarato che l’olio di palma non contiene «componenti specifiche» che possano «determinare effetti negativi sulla salute». Certo, ingozzarsi di grassi saturi non fa bene. Ma la loro presenza non è di per sé dannosa. Inoltre l’assunzione giornaliera di grassi saturi solo in piccola parte deriva dall’olio di palma: meno del 20%.

Il resto lo assumiamo da uova, latte, carne e formaggi. Eppure nessuno ha mai pensato di boicottare la torta della nonna, che se fatta col burro sarà sicuramente più dannosa dell’olio di palma. Ad alimentare il fuoco ci ha pensato l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) segnalando la presenza di composti cancerogeni nei processi di raffinazione ad alte temperature di diversi oli vegetali.

Ovviamente l’inquisizione s’è scatenata solo contro la palma da olio, nonostante pure l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro abbia affermato che non ci sono motivi ragionevoli per eliminarlo dalla tavola.

Senza contare che, se le aziende decidono di non usare l’olio di palma, le cose peggiorano: per avere lo stesso rendimento, gli altri oli vegetali devono essere idrogenati in un processo che produce «grassi trans», quelli sì dannosi per l’organismo.

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IL LEGUME CHE PUÒ AIUTARE I MALATI DI PARKINSON

Un legume, la mucuna pruriens, è in grado di attenuare i sintomi della malattia di Parkinson, proprio come fa il farmaco oggi più diffuso, la levodopa: è una delle novità affrontate nel convegno “Parkinson oggi” organizzato dall’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) sabato 26 novembre alle ore 9.30 presso l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale “Gaetano Pini – CTO” di Milano (Aula Bajardi, via Bignami 1 – Milano).

Tra gli altri argomenti trattati vi è anche uno studio per utilizzare le cellule staminali come veri e propri farmaci che prolunghino la vita dei neuroni dei pazienti e rallentino così la malattia.

Lo studio, condotto in Bolivia da ricercatori del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento del “Pini – CTO” di Milano, ha misurato i miglioramenti nella mobilità dei pazienti che assumono mucuna pruriens, un legume che naturalmente contiene un’elevata dose di levodopa, la sostanza più comunemente utilizzata per attenuare i sintomi della malattia di Parkinson.

La lavorazione dei frutti della pianta per questo uso è semplice: sono saltati in padella, triturati e somministrati ai pazienti. Nello specifico la varietà della pianta coltivata in questo Paese ha un contenuto di levodopa pari al 5,7% del suo peso.

Nel corso dello studio i ricercatori hanno valutato le capacità di movimento dei pazienti dopo 90 e 180 minuti dall’assunzione della mucuna e hanno misurato quanto impiegava per fare effetto e quanto durava la sua azione positiva.

I risultati più rilevanti sono stati riscontrati somministrando una quantità di mucuna contenente levodopa in misura 5 volte superiore a quella normalmente impiegata nei farmaci: la capacità di muoversi dei pazienti trattati in questo modo era superiore a quella di coloro che avevano assunto i tradizionali farmaci, sia dopo 90 sia dopo 180 minuti, e la mucuna risultava essere efficace prima e più a lungo.

Inoltre, la sostanza era tollerata dai pazienti meglio dei farmaci. Lo studio ha anche misurato che una dose inferiore di mucuna, pari a un contenuto di levopa di 3,5 volte quello dei comuni farmaci, sortisce gli stessi effetti delle terapie farmacologiche oggi diffuse, anche se con minori effetti non desiderati.

Gianni Pezzoli, presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e direttore del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del “Pini – CTO”, precisa: “L’impiego della mucuna pruriens deve essere inteso come un’importante opportunità per trattare i pazienti con malattia di Parkinson in quei Paesi in cui le terapie farmacologiche risultino troppo costose per i sistemi sanitari nazionali e per i malati stessi.

Va ricordato, invece, che in Italia, dove le terapie farmacologiche tradizionali sono disponibili gratuitamente grazie al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), non è necessario indirizzare i pazienti verso questo tipo di terapia”.

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“SONO STATO IO MA NON RICORDO”: UCCISA IN BRASILE, IL VICINO DI CASA DI PAMELA CONFESSA DOPO ORE DI INTERROGATORIO…

Dopo ore di interrogatorio, ha confessato l’uomo arrestato come sospetto omicida di Pamela Canzonieri, l’italiana trovata morta giovedì scorso a Morro di San Paolo, nello Stato di Bahia, in Brasile.

L’omicida ha 31 anni e si chiama Antonio Patricio dos Santos, ma nella regione è meglio conosciuto come “Fabricio”, e aveva precedenti per traffico di droga.

L’avrebbe strangolata a mani nude: “Ma non ricordo con precisione cosa è accaduto, avevo assunto cocaina”, ha detto nel corso dell’interrogatorio con la polizia locale.

Le forze dell’ordine stavano seguendo due piste e hanno ascoltato diversi testimoni. Tra i sospettati ci sarebbe anche una donna. Un fascicolo contro ignoti è stato aperto anche dal procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia.

Intanto gli amici di Pamela hanno organizzato una fiaccolata a Ragusa per ricordarla e chiedere “giustizia”.

LA FAMIGLIA: “LASCIATI SOLI” – Dopo le polemiche dei giorni scorsi, la famiglia è tornata a denunciare di essere stata lasciata sola dalle istituzioni. In un post sul gruppo aperto su Facebook, “Verità per Pamela”, la sorella della giovane ha nuovamente criticato il sindaco di Ragusa, Federico Piccitto.

Sul caso è intervenuto anche il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni: “Abbiamo lavorato moltissimo con le autorità brasiliane. I vertici della Farnesina hanno parlato continuamente con la famiglia di Ragusa”, ha dichiarato il ministro.

Dopo lo svolgimento delle pratiche burocratiche, la salma di Pamela ha nel frattempo iniziato il lungo viaggio per far rientro in Italia.

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