IL GIALLO DEGLI AEREI SCOMPARSI: BOMBE, SUICIDI E FUOCO A BORDO

Sono troppi, nel corso di questi ultimi anni, gli  aerei che sono stati abbattuti, oppure sono scomparsi, in modo misterioso. L’8 marzo del 2014 il volo MH370 della Malaysia Airlines si inabissa nell’Oceano Indiano meridionale. A distanza di quasi due anni non si conoscono ancora le cause di questa tragedia.

Per questa vicenda, come scrive Guido Olimpio su Il Corriere, sono “molti gli scenari, con tante varianti: guasto, dirottamento, gesto deliberato del pilota, un missile, abbattuto dai militari perché si temeva un’azione simile all’11 settembre”. Non c’è alcuna rivendicazione. Rimangono uccise 239 persone. L’aereo esce dalla sfera dei radar e non lancia alcun segnale d’allarme.

Secondo un rapporto diffuso dall’ente australiano che sta guidando l’inchiesta, il volo esegue una picchiata incontrollata prima di schiantarsi. La velocità di discesa registrata al momento in cui l’aereo emette il suo ultimo segnale, spiega il portavoce dell’ente australiano per la sicurezza aerea, Dan O’Malley, “è compatibile con quella di un velivolo fuori controllo al termine del suo volo“.

Le ultime analisi compiute sui rottami delle ali dell’aereo, rinvenuti in Tanzania, lasciano supporre che i flap “molto probabilmente” non si trovano in posizione estesa quando l’aereo viene giù. “Questo significa che l’aereo non era configurato per un atterraggio o un ammaraggio controllati. Potete trarre le vostre conclusioni sul fatto che qualcuno fosse o meno in controllo” del velivolo, spiega il responsabile delle ricerche, Peter Foley, nel corso di una conferenza stampa a Canberra.

Malaysia, Cina e Australia hanno deciso di sospendere le ricerche se entro il prossimo gennaio non verranno fatte nuove scoperte riguardo la posizione esatta  nella quale si è inabissato il volo  MH370. Ma c’è qualcosa di più, come scrive sempre Olimpio sul Corriere: “Si è discusso a lungo del simulatore di volo trovato in casa del comandante, Zaharie Ahmad Shah, in quanto tra le rotte provate ve ne era una che andava verso il Polo Sud.

E questo ha alimentato il ‘partito’ che accusa il pilota di aver portato tutti alla morte. Altri, invece, ritengono che ci sia stata una decompressione — per un’avaria — che ha asfissiato i passeggeri e in seguito i due ufficiali. A quel punto il Boeing ha proseguito in direzione sud fino all’esaurimento del carburante. Restano sempre da spiegare le manovre eseguite dopo la prima virata”. Un mistero.

Un anno dopo, più precisamente il 24 marzo del 2015, il volo Germanwings 9525 si schianta sulle Alpi di Provenza, in Francia. A bordo c’è il copilota Andreas Lubitz, ventisettenne tedesco con 919 ore di volo all’attivo. Si forma nelle migliori scuole di pilotaggio, poi lavora per Lufthansa. Nel 2009 soffre la prima crisi depressiva e si allontana dal lavoro per undici mesi. Poi torna attivo.

Sale a bordo di quel maledetto volo e, sfruttando l’uscita dalla cabina del comandante, si barrica all’interno e porta 149 persone allo schianto. Dei folli motivi che lo hanno portato a compiere questa carneficina non si sa molto. Secondo la fidanzata, Lubitz aveva “troppo poco denaro, paura per il contratto, troppa pressione”. Ed è sempre la donna a citare una frase agghiacciante più volte ripetuta dal copilota: “Un giorno farò qualcosa che cambierà l’intero sistema e tutti allora conosceranno il mio nome e se lo ricorderanno“. Mania di grandezza a parte, Lubitz aveva un grave problema: era stato giudicato inabile al lavoro. La legge tedesca però vieta ai datori di lavori di avere accesso alle cartelle cliniche dei dipendenti.

I russi nel mirino dell’Isis

Il 31 ottobre del 2015, il volo 9628 della Metrojet, diretto da Sharm el Sheikh a San Pietroburgo, viene abbattuto. Muoiono 224 persone. Tra loro ci sono molte donne (ben centotrentadue) e ventiquattro bambini che stanno tornando dalle vacanze. Molto probabilmente un ordigno esplosivo viene piazzato a bordo dell’aereo.

L’Isis rivendica la strage il 19 novembre e conferma: c’era dell’esplosivo nascosto in una lattina. L’attacco non è casuale. Da un mese il presidente russo Vladimir Putin è infatti impegnato nella lotta contro le bandiere nere e i jihadisti in Siria. Questo attacco suona come una minaccia, anche perché la rivendicazione dell’Isis afferma che l’attacco è stato compiuto “in risposta agli attacchi aerei della Russia in cui sono stati uccisi centinaia di musulmani sul territorio siriano”.

L’aereo viene distrutto innanzitutto nella sua parte posteriore, “con timone e coda, poi i rottami si sono sparpagliati su una vasta area”, scrive Olimpio sul Corriere. Secondo alcuni, i complici degli attentatori sono “due agenti, un addetto ai bagagli (…).

Grazie a loro i terroristi sono riusciti piazzare la bomba nella stiva: uno sarebbe cugino di un militante jihadista in Siria. In alternativa si è parlato di una trappola esplosiva celata su una carrozzina poi imbarcata nel vano bagagli. Di recente gli investigatori hanno comunicato – in modo vago – di aver individuato il punto di ‘rottura’ sull’aereo, ossia dove sarebbe avvenuto l’evento catastrofico”. Il 5 novembre Easyjet e Lufthansa annunciano la cancellazione dei voli su Sharm El Sheikh.

Un altro aereo, abbattuto misteriosamente, aveva già toccato la vita della Russia:  il volo Malaysia Airlines 17, precipitato in Ucraina, a Donetsk. In quell’occasione muoiono 298 persone. Un filmato diffuso in rete mostra i brandelli di corpo sparsi nelle strade e nei campi. Un orrore senza fine.

A due anni di distanza non si sa con certezza chi abbia abbattuto quell’aereo. In un primo momento sono stati accusati i ribelli di Donetsk e poi il governo russo, che ha rispedito la palla al mittente, ovvero a Kiev. Secondo il Joint Investigation Team, che ha lo scopo di indagare su questa tragedia, il missile terra aria serie 9M38 che ha abbattuto il volo MH17 sarebbe stato lanciato dai territori controllati dai separatisti. Mosca nega però ogni accusa.

Il volo Egypt Air

Il 19 maggio del 2016 il volo 804 dell’Egypt Air parte da Parigi in direzioni Il Cairo. A bordo ci sono 66 persone, compresi i dieci membri dell’equipaggio. Alle 2.33 egiziane l’ultimo contatto. Poi l’aereo sparisce, dopo una brusca virata a sinistra e una a destra. Una manovra compatibile con un’emergenza, sottolinea Olimpio: “Indiscrezioni sostengono che uno dei piloti avrebbe cercato di fronteggiare le fiamme (elemento ricavato dal voice recorder).

Altre informazioni hanno riferito di tracce d’esplosivo sui reperti, ma la delegazione francese giunta in Egitto non avrebbe ricevuto nulla di ufficiale. Nei giorni seguenti la sciagura è stata anche evocata la presenza di esercitazioni militari Nato nella zona”. Nessuno rivendica. Forse, sottolinea l’analista del Corriere, perché i terroristi “non vogliono rivelare il loro modus operandi“.

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