COMANDANTI, DIVISIONI E ‘KATIBE’: LA STRUTTURA DELL’ORRORE DELL’ISIS

La struttura militare dello Stato islamico è suddivisa in Farqa (divisione), Liwa (brigata) e katiba (battaglione). Per la prima volta, grazie ai documenti ottenuti dal Jerusalem Post, è stata svelata la composizione della forza di combattimento del gruppo.

Ogni brigata Isis è alle dipendenze di un emiro che ricopre il ruolo di comandante sul campo. Altri due emiri svolgono la funzione di vice. Ogni brigata è composta da quattro battaglioni. Ad ogni Liwa è affidato un direttore amministrativo ed un Consiglio della Shura. Due le divisioni amministrative al servizio di ogni brigata.

La prima, formata da dieci persone, è responsabile della logistica e dei collegamenti con la sede centrale. La seconda divisione amministrativa, quelle da campo, gestisce il ramo mediatico e le varie richieste dei mujihadin. E’ composta da sette elementi.

I documenti ottenuti dal Jerusalem Post non svelano il numero dei combattenti per ogni battaglione, ma dimostrano la sofisticata struttura burocratica delle unità di combattimento dello Stato islamico che si ispira ad un esercito convenzionale.

Nei documenti ottenuti, si menziona un certo Abu al-Faruq al-Masri. L’uomo avrebbe consigliato al Majlis al-Shura di attuare una diversa strategia militare. Il Majlis al-Shura risponde direttamente ad al-Baghdadi. Secondo i documenti, al-Masri, figura di spicco all’interno del gruppo, avrebbe criticato la strategia di “conquistare il mondo”. L’uomo sarebbe stato arrestato.

Il codice sorgente dell’Isis

Lo Stato islamico è stato strutturato come un governo multistrato, con l’utilizzo di tecniche sperimentali, già rodate durante il regime di Saddam, per tenere a bada la popolazione. Il codice sorgente dell’esercito terrorista di maggior successo della storia recente è stato elaborato da Samir Abd Mohammed al-Khalifa, noto sotto il falso nome di Haji Bakr.

Ex colonnello dei servizi segreti della forza di difesa aerea di Saddam Hussein, è stato ucciso nel gennaio del 2014, dopo un breve scontro a fuoco nella città di Tal Rifaat. E’ ritenuto l’architetto dello Stato islamico.

La storia di Haji Bakr inizia alla fine del 2012, quando si trasferisce in Siria. Fino ad allora le parole Stato islamico non sono di dominio pubblico. Il piano dell’uomo era già ben tracciato: conquistare quanto più territorio possibile in Siria, futura testa di ponte per l’invasione dell’Iraq. Bakr acquista una piccola casa a Tal Rifaat, città a nord di Aleppo. La scelta della città non è casuale.

Fin dagli anni ’80, la città fornisce manodopera per i Paesi del Golfo, in particolare per l’Arabia Saudita. Una volta ritornati in patria, in molti di essi era già forte la convinzione radicali. Erano quelli gli uomini che servivano per fondare lo Stato Islamico. Nel 2013, Tal Rifaat diventa roccaforte dell’Isis con centinaia di combattenti.

Fu lì che il Signore delle Ombre, come alcuni lo chiamavano, delineò la struttura dello Stato islamico: dal livello locale alla progressiva infiltrazione nei villaggi. Utilizzando una penna a sfera, disegnò su un foglio di carta la futura catena di comando del Califfato.

Per una coincidenza, quei fogli utilizzati portavano l’intestazione del Ministero della Difesa siriano e del dipartimento responsabile dell’approvvigionamento ai civili. Quello delineato da Bakr era un progetto per un cambio di gestione. Non un manifesto di fede, ma un piano tecnicamente elaborato per un Islamic Intelligence State, un califfato gestito da un’organizzazione che somigliava alla famigerata Stasi, l’agenzia di intelligence interna della Germania dell’Est.

Il piano inizia sempre nel medesimo modo: il gruppo recluta adepti con il pretesto di aprire un ufficio Dawah, un centro missionario islamico. Tra coloro che ascoltano le lezioni, ne sono selezionati un paio per un addestramento specifico.

Loro compito sarà quello di spiare i villaggi ed ottenere ogni tipo di informazione: lista delle famiglie potenti e le loro fonti di reddito, componenti dei ribelli nei villaggi, i loro capi ed orientamento politico. Essenziale scoprire anche le loro attività illegali (secondo la legge della Sharia) che sarebbero poi state utilizzate per il ricatto. Le spie avrebbero dovuto scoprire anche gli omosessuali. Ogni cosa poteva essere usata per futuri ricatti.

Si legge nei documenti di Bakr: “I più intelligenti saranno nominati sceicchi della Sharia. Li addestreremo e poi li invieremo nei vari villaggi. Questi fratelli saranno selezionati per sposarsi con le figlie delle famiglie più influenti, al fine di assicurarci l’appoggio a loro insaputa”.

Le spie avrebbero dovuto captare i disagi della popolazione, carpire tutte le informazioni che sarebbero poi state utilizzati per dividerla e sottometterla. Gli informatori erano ex spie del regime di Saddam, ma anche oppositori del regime. La maggior parte delle spie presenti sulla lista di Bakr erano poco più che ventenni, ma figuravano anche molti sedicenni.

Il controllo doveva essere totale: dalla finanza alle scuole, dagli asili nido ai mezzi di comunicazione e trasporto. In ogni progetto di conquista, c’è sempre una costante, meticolosamente affrontata in organigrammi ed elenchi di competenze e relazioni: la sorveglianza, lo spionaggio, l’omicidio ed il sequestro.

“L’emiro o il comandante del consiglio provinciale – scrive Bakr – è responsabile di omicidi, rapimenti, comunicazione e crittografia, oltre alla supervisione degli emiri di grado inferiore”. Questo modello, sarebbe stato l’orologio di una struttura di comando capillare progettata per diffondere la paura.

Anche la parola che Bakr utilizza per la conversione dei veri musulmani, takwin, non è di carattere religiosa, ma un termine tecnico che significa implementazione. Bakr ha semplicemente modificato ciò che aveva appreso in passato in quell’apparato di sicurezza onnipresente di Saddam Hussein, in cui nessuno poteva davvero essere certo di non essere spiato.

Nei testi di Bakr non c’è alcun riferimento a Dio. Il motivo è semplice: egli credeva che le sole fanatiche convinzioni religiose non siano sufficienti per raggiungere la vittoria, ma la fede poteva essere sfruttata. Nelle prigioni americane, Bakr e un piccolo gruppo di ex ufficiali dei servizi segreti iracheni conobbero Abu Bakr al-Baghdadi, l’emiro che più tardi diverrà il Califfo. La scelta di Baghdadi non è stata fatta a caso: è un religioso istruito, sarebbe stato il volto religioso del gruppo.

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