HIKIKOMORI: FRANCESCO, 3 ANNI CHIUSO IN CAMERA, LA MADRE “NON MI ARRENDO”

Da tre anni ha detto arrivederci al mondo: “vive”, mangia (di nascosto da tutti alle 2 di notte) e dorme nella sua cameretta. “Non ho futuro, non sono adatto, non voglio essere giudicato” ha spiegato prima di trasformare il display del suo pc in un muro invalicabile tra lui e il resto del mondo.

Ma questo sedicenne cresciuto nella provincia romana ha Michela, una madre ebbra dell’amore che ogni figlio merita. Lei sa benissimo che suo figlio Francesco (il nome è di fantasia, come quello del suo idolo Totti) per ora è un esiliato volontario dal mondo, un hikikomori, uno delle migliaia di giovanissimi e giovani che pian piano staccano la spina con “quello che c’è là fuori”.

Madre e figlio sono consci della situazione. E per uno hikikomori riconoscerlo è davvero un grosso passo in avanti: così Francesco esce una volta a settimana per andare da un psicoterapeuta e cercare un barlume di luce in fondo al tunnel.

NIENTE SCUOLA, NIENTE AMICI, SOLO IL VIRTUALE – “Mio figlio è sempre stato introverso – ricorda Michela a Tgcom24.it – era sempre in disparte a scuola per sua indole. E’ il primo di tre fratelli e si sentiva responsabile. Poi la separazione da mio marito lo ha sconvolto, spingendolo nel suo mondo”.

Progressivamente il suo mondo ha avuto quattro pareti come confini, come orizzonte una persiana quasi sempre chiusa e come vie di fuga il pc e il cellulare. Niente scuola da due anni, niente amici, niente contatti umani. “Riesco ad entrare nella sua camera per portare del cibo qualche volta – dice la donna – ma lui è schivo e attacca la litania Quando te ne vai? oppure Sei ancora qua?. Ma io non mi rassegno e ho sbattuto la testa ovunque anche se in Italia non ci sono molti centri attrezzati.

Noi genitori di questi ragazzi avremmo bisogno di aiuto. Per questo quando ho scoperto in Rete Hikikomori Italia ho capito che era la via giusta”. Hikikomori Italia è il blog di riferimento della comunità di famiglie come quelle di Michela che usano un gruppo chiuso su Facebook per confrontarsi. Gli stessi hikikomori hanno una chat su Skype dove scrivere tra loro e di loro. Una rivoluzione per chi conosce anche appena superficialmente questo universo.

ESCE DI NOTTE, MANGIA E RIENTRA IN CAMERA – L’universo di Francesco è fatto di giornate tutte identiche. “La sua routine, prima di iniziare la nuova terapia, era sempre la stessa – rivela Michela – con la sveglia verso le 14,30-15,30,niente pranzo,un po’ di giochi come Fifa 2016, un po’ di serie come “Lost” al tablet. Quindi una veloce merenda sempre in camera.

A cena quando, raramente, è di buon umore esce, prende il cibo e rientra. Ma più di una volta l’ho sentito muoversi di notte, di nascosto verso le due, per farsi qualcosa da mangiare e rientrare in camera. Si addormenta alle quattro”. Così un giorno dopo l’altro, una settimana dopo l’altra mentre fuori il mondo corre sempre più veloce minuto dopo minuto.

“UN DOLORE DA COSTATO DI GESU’”- Immaginate come possa sentirsi una madre con altri due figli da tirar grandi e un lavoro da insegnante giocoforza precario. “Questa non è una spina nel fianco – dice – è un dolore da costato di Gesù. Vedere gli altri ragazzi della sua età è straziante, mi fa sentire impotente. Ma non mi fermo, busso a cento porte perché non voglio che l’isolamento di Francesco di oggi sfoci domani in altro di ancora più grave”.

La parola depressione la aggiungiamo noi. Una depressione che sfiora chi vive vicino a un hikikomori. “Dopo sei mesi di liceo mio figlio aveva qualche amico ma lo ha volontariamente lasciato andare anche se lo sento parlare di notte con qualcuno al telefono. Non so chi sia. Qualche genitore liquida la mia vicenda con “due calci e due schiaffi e poi vedrai che tutto passa”. Ma non è così, credetemi. E’ peggio”. Non serve una laurea in psicologia per capire che l’uso della forza trasforma la camera di un hikikomori in una fortezza blindata.

Le chiavi della serratura sono invece nelle mani di Francesco, il passe-partout in quelle della madre. “Lui si rende conto di cosa e come sta vivendo la sua adolescenza. ‘So che sto sbagliando, voglio capire perché’ mi ha detto mio figlio, chiedendomi lui stesso di aiutarlo con uno specialista. Abbiamo iniziato una nuova terapia e per prima cosa gli è stata imposta una nuova routine: ad esempio la sveglia alle 8.30, con la scusa che io faccio rumore per preparare i suoi fratellini”.

Una goccia in mezzo al mare a prima vista ma un primo e importante passo per chi ha un chiodo fisso in testa: “Francesco sa di questa intervista, non voleva all’inizio – ammette la donna – ma io devo fargli capire che là fuori non c’è il mostro che lui pensa, vorrei che trovasse un punto di riferimento non virtuale ma concreto, molto concreto”. Di concreto -e molto – c’era e c’è la passione per la Roma. “Una volta mio figlio giocava bene a calcio – spiega Michela – e stravedeva per Totti. Anche oggi in camera so che lo segue e lo ammira parecchio”.

E in attesa di dirglielo a voce, Michela ha scritto come vorrebbe fosse davvero la stanza di Francesco.

“Vorrei poterti costruire una stanza non fatta di pareti ma di braccia così da esserne circondato. Vorrei poterti costruire in quella stanza finestre senza maniglie, finestre come sorrisi delle persone che ti aprono il loro mondo.

Vorrei poter arredare quella stanza con una libreria immensa per poter dissetare la tua mente. Nessun pavimento di mattoni ma un prato di erba dove poter camminare a piedi nudi.

Vorrei metterci tanto e tutto cosicché quella stanza diventi mondo, non il tuo mondo, ma tutto il mondo che aspetta te perché quel mondo sa che esisti.

Vorrei essere un muratore di idee sempre nuove e avere a disposizione ogni strumento per costruire quel mondo che tu desideri senza muoverti a farlo. Costruirlo insieme quel mondo, vedrai che ogni momento sarà indispensabile per poter dire Sono Io ed Esisto”. Da una madre con un figlio chiuso in una stanza.

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